lo smart working

La nuova emergenza sanitaria ha portato alla ribalta lo smart working o lavoro agile. Lo smart working è un modello organizzativo in grado di portare notevoli vantaggi in termini di  produttività e raggiungimento degli obbiettivi, ma anche in termini di welfare e miglioramento della qualità della vita del lavoratore.

Lo smart working vuole restituire alla persone flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Nasce come concetto legato alla libertà e all’autogestione del dove e come produrre un risultato concordato con chi ci ha donato questa evoluzione  del lavoro subordinato.

Purtroppo non tutte le aziende sono favorevoli allo smart working.

Le aziende direbbero: “come faccio a controllare il lavoratore?”; “E’ se non produce?”

Ma il rapporto di lavoro non dovrebbe essere fondato sulla fiducia personale e professionale verso i propri collaboratori?

I dipendenti di un’azienda sono le prima risorsa da valorizzare , e sono quel valore che ci darà la differenza nel risultato.

Lavorare insieme  per un obbiettivo comune non solo legato al profitto ma anche al benessere di chi lo produce.

Ci fidiamo di un lavoratore se lo controlliamo o ci fidiamo di lui in quanto fino ad oggi ogni giorno ha dedicato le sue giornate a contribuire al nostro risultato aziendale?

Il rendimento aziendale è importante sia per i datori di lavoro che per i lavoratori in quanto da esso dipende la progettualità di un futuro per entrambe le parti.

Lo smart working molte aziende causa pandemia lo hanno dovuto adottare per necessità, ma se iniziassimo a vederlo come una risorsa?

A volte per necessità si possono scoprire nuove opportunità di crescita organizzativa più sostenibile per tutti.

Il lavoratore sentendosi responsabilizzato può solo voler dare il meglio di se sentendosi vera parte attiva di un contesto organizzativo che lo valorizza come risorsa.

Lo smart working ristabilisce i giusti equilibri tra vita privata e vita professionale.

L’antropologo Graeber si è occupato della difficile relazione tra fiducia nell’autogestione e necessarietà dei sistemi di controllo.

Se non ci si fida ci si affida a rigidi regole e schemi che viviamo come la nostra tutela dall’incerto.

Il lavoratore felice  apporterà positività a tutto l’ambiente lavorativo che lo circonda e  si sentirà parte attiva di un’azienda che lo pone al centro!!

Il lavoratore ha bisogno di contare!

 

Leggi anche: Prevenire è vivere

 

 

Scritto da:

Nadia

Mamma single di Luca